

“Sito ingannevole in vista: quanto tempo serve per tornare visibili su Google?”
Questa è stata la domanda con cui ho aperto il mio intervento all’evento avanzato per i professionisti della Search Engine Optimization, l’Advanced SEO Tool, il 4 ottobre a Milano.
Prima di arrivare ad una risposta concreta, ho voluto affrontare con i presenti le diverse eventualità per cui si potrebbe inciampare in questa situazione spiacevole.
Perché i modi in cui un sito può essere danneggiato e, di conseguenza, perdere visibilità su Google, sono diversi: dall’inserimento di contenuti compromessi a causa della vulnerabilità del sito, all’ingegneria social finalizzata ad ingannare gli utenti fino a software progettati per danneggiare dispositivi e/o chi naviga il web.
Quindi, come affrontare e superare la penalizzazione?
E come prevenirla?
I test: tornare visibili online, ecco come fare
Attraverso una serie di test, abbiamo voluto verificare se un sito segnalato come pericoloso riesce a tornare online, una volta rimossi tutti i contenuti dannosi.
Abbiamo quindi effettuato test differenti su siti simili ma su diversi domini, di nostra proprietà e di clienti consenzienti. Oltre ad aver condotto studi su forum di Google dedicati, su risorse di Safe Browsing e su GWC: i risultati che abbiamo ottenuto, hanno permesso di dare una panoramica concreta su come intervenire.
Test 1: Google segnalava problemi sulla Google Search Console. Di conseguenza, il nostro sito è stato rimosso dalla SERP e il dominio bloccato da Safe Browsing.
Intervento: Abbiamo rimosso il contenuto dannoso, inviato la Reinclusion Request, cioè la richiesta di essere riammessi in Google, seguendo tutte le indicazioni della segnalazione, spiegando nel dettaglio cosa avevamo fatto e, infine, abbiamo atteso una risposta.
Il dominio è tornato visibile dopo 3 giorni ed è stato rimosso il blocco da Safe Browsing.
Test 2: Abbiamo riprodotto lo stesso problema del test 1 su un altro dominio e Google ha segnalato contenuti dannosi sulla Search Console. Anche in questo caso, dunque, il sito è stato rimosso dalle SERP e il dominio bloccato da Safe Browsing.
Intervento: Abbiamo quindi effettuato la stessa procedura del test 1 per tornare visibili su Google ma questa volta il dominio è tornato visibile molto più velocemente, addirittura il giorno stesso.
Questo perché Safe Browsing conosceva già il malware quindi è stato più veloce nella rimozione del blocco e nella riammissione.
Test 3: Ripetendo lo stesso problema dei test 1 e 2, Google ha segnalato contenuti dannosi sulla Search Console e il nostro sito è stato rimosso dalla SERP.
Intervento: Questa volta però non abbiamo rimosso completamente il contenuto dannoso e abbiamo fatto comunque l’invio della Reinclusion Request.
Il dominio, tuttavia, NON è tornato visibile e NON è stato tolto il blocco.
Ecco, dunque, cosa abbiamo capito in seguito a questi test…
Sito penalizzato?
8 cose che abbiamo imparato
Consapevoli che il valore di un sito, passa anche dalla sua sicurezza – immaginate che ogni dominio ha una sorta di “fedina penale” che, se mantenuta pulita, agevola il suo ranking – ecco cosa abbiamo imparato:
Ora che sai come affrontare e superare le penalizzazioni, è importante che tu sappia anche come prevenirle.
Leggi la seconda parte del mio intervento all’Advanced SEO Tool e scopri come proteggere il tuo sito.
E per qualunque necessità e per risolvere qualsiasi problema legato al tuo sito web, ricordati che puoi sempre chiedere una consulenza agli esperti SEO di Aletur.it.
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