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Quanto tempo serve al mio sito per tornare visibile dopo che Google mi ha bannato: casi studio
avatarAlessio Turriziani
date1 Febbrario 2025

Bentrovati sul blog di Aletur, la prima agenzia SEO sul territorio di Verona. Oggi siamo qui per parlare di un argomento complesso, capace di creare non pochi grattacapi a chiunque abbia un sito web.

Stiamo parlando del ban di Google, quella procedura con cui il motore di ricerca blocca l’accesso agli utenti ai siti considerati ingannevoli, facendoli addirittura, nel peggiore dei casi, sparire dalle SERP.

In questo articolo vedremo tre esempi di test che abbiamo svolto in Agenzia ( e presentato come test all’evento SEO per eccellenza Advanced SEO TOOL a Milano nel 2023) per dimostrare come un sito considerato pericoloso possa tornare online, una volta rimosso il contenuto dannoso.

Quando un sito viene considerato pericoloso?

Un sito viene considerato pericoloso da Google principalmente per tre motivi:

  • Contenuti compromessi: Nel tuo sito sono stati inseriti contenuti ingannevoli per gli utenti a causa di vulnerabilità (come, ad esempio, un sistema di sicurezza insufficiente).
  • Ingegneria social: sono dei contenuti che ingannano gli utenti spingendoli a fare azioni che si rivelano pericolose o dannose (o sembrano tali).
  • Software indesiderati o ingannevoli/malware: sul sito è presente un software progettato per danneggiare dispositivi e/o utenti.

Come si sono svolti i nostri test?

Abbiamo condotto test per analizzare quanto tempo impiega un sito segnalato come pericoloso a tornare online dopo aver rimosso tutti i contenuti dannosi. I test sono stati effettuati su siti con caratteristiche simili, ma ospitati su domini diversi, utilizzando sia domini personali che domini di clienti consenzienti.

Prima di operare abbiamo anche svolto uno studio approfondito sul forum di Google dedicato, sulle risorse di Safe Browsing e su GWC, visionando anche numerose interviste.

Test 1 – Tolgo il contenuto malevolo e ritorno.

In questo primo test, avevamo un sito per cui Google segnalava problemi in Search Console. Il sito era stato infatti rimosso dalle SERP e il dominio bloccato da Safe Browsing.

Come vuole il nostro metodo, siamo partiti dal ragionamento, analizzando il problema nel suo complesso. Abbiamo provveduto a leggere bene l’avviso di Search Console e scoperto che era presente un Software problematico/dannoso sul sito.

Abbiamo quindi proceduto a rimuovere il contenuto potenzialmente dannoso, e ricontrollato il sito con un sistema di terze parti per la scansione di Software malevoli.

A questo punto, abbiamo proceduto con lo step 2: l’invio della Reinclusion Request (la richiesta per essere riammessi in Google). Abbiamo seguito le indicazioni e spiegato nel dettaglio le nostre azioni precedenti. Abbiamo quindi aspettato una risposta.

I risultati non si sono fatti attendere: il dominio è tornato visibile dopo 3 giorni ed è stato rimosso il blocco da Safe Browsing. Apparentemente, le performance SEO erano quelle di prima, ma ci rimane un Flag.

Test 2 – Se Google conosce il problema, torno visibile prima?

A questo punto la nostra curiosità era alle stelle, e ci siamo chiesti se riproponendo a Google lo stesso scenario ci sarebbero state delle differenze.

Abbiamo quindi riprodotto lo stesso problema su un altro dominio e Google, anche in questo caso, ha segnalato contenuti dannosi su Search Console. Il sito è stato nuovamente rimosso dai risultati in SERP e il dominio è stato bloccato da Safe Browsing.

Abbiamo quindi seguito la stessa procedura fatta in precedenza inviando la Reinclusion Request (erano circa le ore 9:00)

Il dominio è tornato visibile lo stesso giorno, alle ore 19:00.

Cosa è cambiato rispetto al primo caso?

Safe Browsing conosceva già il malware, quindi, è stato più veloce nella rimozione del blocco e nella riammissione.

Test 3 – Se non tolgo il problema, torno in SERP?

In quest’ultimo test abbiamo riprodotto lo stesso problema su un altro dominio e, anche in questo caso, Google ha segnalato contenuti dannosi sulla Search Console. Ancora una volta il sito è stato rimosso dalla SERP e bloccato da Safe Browsing.

A questo punto, una differenza

Non abbiamo rimosso completamente il contenuto potenzialmente dannoso. Abbiamo quindi proceduto ad inoltrare la Reinclusion Request dicendo di aver sistemato tutto.

La risposta non è tardata ad arrivare, 7 giorni dopo la Reinclusion Request: il dominio non è tornato visibile e non è stato tolto il blocco, inoltre ci è arrivata una mail che segnalava ancora la presenza di problemi.

Che cosa abbiamo imparato?

Innanzitutto, che il valore di un sito passa anche dalla sua sicurezza. Ogni “dominio ha una fedina penale”, importante anche per il suo ranking.

Abbiamo poi avuto modo di comprendere come un sito bloccato su Google incorre a perdite su più fronti: perde il Traffico, Business e Trust (almeno momentaneamente). Quello che è certo è che l’azienda proprietaria del sito perde di credibilità agli occhi dei clienti.

Abbiamo inoltre avuto modo di constatare che i siti più importanti per gli utenti vengono revisionati prima degli altri.

Ci portiamo poi a casa una lezione: fai le Reinclusion Request solo quando c’è la certezza al 110% che sia tutto ok! Una buona norma è anche evitare di farne più di una, poiché Reinclusion Request multiple fanno solo confusione.

Ma una volta risolto il problema, il sito torna alla normalità? Purtroppo, no. Quando un sito viene bloccato si porta dietro un flag, attenzione quindi a non cadere nel Repeat Offender. Se infatti il sito mostra un comportamento recidivo non sarà più possibile inviare altre richieste per 30 giorni.

Un bonus per te: prevenzione e consigli

Ci sentiamo generosi oggi, quindi ti offriamo anche una serie di buoni consigli per proteggere il tuo sito dal ban di Google.

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