

L’impatto dell’AI overview ha avuto un impatto ben più profondo di quanto all’inizio non si pensasse: se i motori di ricerca sono oggi capaci di rispondere direttamente alle query sintetizzando le informazioni, in che modo vengono selezionati i siti da cui attingere?
Il successo di un brand non dipende più da quanti contenuti pubblica, ma da quanto quei contenuti sono credibili e affidabili.
L’evoluzione della SEO sta imponendo un cambio di paradigma: dopo aver stabilito la necessità di un approccio tecnico ai dati (attraverso l’ottimizzazione dello Schema Markup) e di una nuova strategia per la visibilità in SERP, è fondamentale affrontare un altro elemento cruciale: l’autorità del brand.
Non proprio una rivoluzione: già agli albori del web, la reputazione (di un sito, di un brand) era una discriminante per la posizione in SERP. L’Intelligenza Artificiale ha però alzato l’asticella: l’unico modo per garantire la visibilità duratura nel panorama post-generativo è trasformare il proprio brand in una fonte forte ed autorevole.
L’AI, infatti, non sceglie i contenuti direttamente dal ranking: seleziona quali fonti citare in base alla loro reputazione e affidabilità. Se un brand non è tra le fonti autorevoli, il suo contenuto rischia di essere ignorato, indipendentemente dalla sua ottimizzazione tecnica.
In questo articolo, spieghiamo come costruire questa autorità attraverso i pilastri della fiducia (E-E-A-T) e come la multicanalità, con focus specifico su piattaforme come LinkedIn, sia oggi lo strumento fondamentale per dimostrare la competenza all’AI.
Il principio fondamentale con cui Google valuta la qualità dei contenuti e dei loro creatori è l’E-E-A-T, ovvero: experience (esperienza), expertise (competenza), authoritativeness (autorevolezza), e trustworthiness (affidabilità).
Questo paradigma è la lente con cui l’AI giudica l’affidabilità di ogni informazione. L’AI, non potendo verificare la veridicità di ogni affermazione come farebbe un essere umano, si affida all’E-E-A-T per ridurre il rischio di citare informazioni inesatte.
L’AI non può dimostrare di aver realmente utilizzato il prodotto o risolto il problema in prima persona. L’esperienza (la prima “E” dell’E-E-A-T) è la prova che il vostro contenuto è stato creato da qualcuno con una reale competenza. L’AI premia chi dimostra conoscenza diretta: l’autore ha realmente risolto il problema o utilizzato il prodotto. Questa autenticità è ciò che distingue il contenuto umano e credibile da quello generato in serie. Se il contenuto è anonimo, non supportato o generico, l’AI difficilmente lo citerà.
La credibilità (affidabilità, la “T” del nostro paradigma) di un brand è data da ciò che gli altri dicono di esso. I segnali esterni che l’AI monitora includono:
La strategia per la Brand Authority richiede di iniziare a considerare Social e SEO come vasi comunicanti che alimentano la fiducia complessiva.
In un contesto B2B, LinkedIn emerge come il canale più efficace per costruire la prova di “esperienza e competenza” richiesta dall’AI. Google utilizza le informazioni sui profili per mappare e garantire l’autorevolezza degli autori.
Ecco come trasformare la presenza LinkedIn in un segnale di E-E-A-T che l’AI premia:
Mantenere una pagina aziendale aggiornata e attiva su LinkedIn aiuta Google a collegare il nome a una specifica area di competenza, confermando l’autorevolezza dei contenuti che si pubblicano sul sito aziendale.
Nell’ottica di generare un messaggio coerente in cui tutti i canali lavorino insieme, il team di Aletur fornisce una consulenza strategica e specifica su Linkedin. Affidati ad una consulenza personalizzata per rafforzare la tua brand authority e generare i risultati che l’AI premia.





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