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Siti multilingua, sottocartella o dominio di terzo livello?
avatarAlessio Turriziani
date14 Febbraio 2013

Chi ha un sito commerciale lo sa: se vuoi vendere i tuoi prodotti anche all’estero, devi tradurre i contenuti. Ma con la traduzione ecco un piccolo dilemma tecnico: che indirizzo scegliamo per il sito tradotto, poniamo, in inglese, en.sito.com oppure sito.com/en/?

La risposta è: dipende! Se la versione straniera non è solo una traduzione letterale dell’italiano, allora, presumibilmente, useremo quella traduzione per “conquistare” un nuovo mercato. I prodotti e i servizi che vi compariranno saranno progettati per interessare una certa nazione; così, allo stesso modo, anche i contenuti testuali rifletteranno le particolarità della cultura di quella nazione, coi suoi gusti e le sue aspettative.

Se le cose stanno così, allora è meglio che la nostra traduzione – o, meglio, localizzazione – compaia in un dominio di terzo livello: prendendo sempre ad esempio l’inglese, en.sito.com. In questo modo, posizioneremo il sito sui motori di ricerca stranieri e i nostri prodotti competeranno con quelli di altri produttori locali.

Al contrario, nel caso in cui la versione in lingua straniera sia una semplice traduzione, magari perché il prodotto o il servizio in vendita è sempre lo stesso in ogni parte del mondo, allora sarà meglio scegliere una sottocartella: sito.com/en/.

Questa soluzione ha anche un grande vantaggio: il pagerank del sito italiano passerà alla traduzione. Se scegliamo di salvare la traduzione in una sottocartella, ci aspettiamo di allargare il bacino dei visitatori anche a qualche utente straniero, senza mirare a inserirsi direttamente e sistematicamente in quello specifico mercato estero.

Questa risposta – che comunque non è definitiva ed è legata alla situazione particolare in cui ci troviamo – ci aiuta anche a scegliere tra sito multilingue o multiregionale. Optiamo per un sito multilingue se vendiamo un prodotto che non si presta alla localizzazione, per un sito multiregionale se siamo in grado di calibrare l’offerta secondo le preferenze del mercato estero cui ci vogliamo rivolgere.

A questo proposito, è interessante valutare anche l’uso di TLD locali (Top-Level Domain, es.: .uk per il Regno Unito, .de per la Germania, .fr per la Francia, e così via) per la creazione di siti per altri Paesi. Un utilissimo articolo dalla guida di Google che spiega pro e contro e, soprattutto, ci dice che cosa ne pensa il nostro amato-odiato motore di ricerca sull’argomento.

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