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AI Act 2026: cosa cambia per la tua azienda?
avatarAlessio Turriziani
date24 Settembre 2026

Le regole sulla gestione e sull'utilizzo delle tecnologie basate su intelligenza artificiale si stanno pian piano delineando in modo sempre più chiaro. Con l'entrata in vigore nel 2024 dell'AI Act dell'Unione Europea, e la sua graduale applicazione, molte aziende si trovano a fare i conti con un quadro normativo che non è più solo teorico, ma concreto.

Anche nel Marketing: chi usa l’AI per scrivere contenuti, generare immagini per le campagne, i social o i siti web o gestire un chatbot sul sito è direttamente coinvolto.

Restare aggiornati sui nuovi cambiamenti e sullo scenario che si delineerà nei i prossimi mesi aiuta a muoversi con sicurezza, sia per chi sfrutta questi strumenti in modo saltuario, sia per le realtà più strutturate che li hanno integrati nei processi quotidiani o le agenzie, che li utilizzano per conto dei propri clienti.

Trasparenza e modelli generali

Il 2026 è un anno importante per chi sviluppa o impiega strumenti digitali a contatto con il pubblico. L'obbligo principale ruota attorno alla trasparenza dei contenuti sintetici e dei chatbot.

Dal 2 agosto 2026 si applicano gli obblighi di trasparenza previsti dall’articolo 50 dell’AI Act. Quando un utente interagisce con un chatbot o un assistente virtuale, deve essere chiaramente informato che sta comunicando con un'intelligenza artificiale, a meno che non sia evidente dal contesto. Inoltre, chi pubblica contenuti visivi, audio o video generati o manipolati con l’AI, che ritraggono in modo realistico persone, oggetti, luoghi o eventi (i cosiddetti deepfake) deve dichiararne la natura artificiale con un'etichetta o un disclaimer a seconda della piattaforma.

Lo stesso vale per i testi generati con l’AI su questioni di interesse pubblico (medicina, economia, politiche pubbliche, procedure giudiziarie, emergenze o crisi come pandemie, catastrofe naturali, conflitti): ogni testo redatto con l’intelligenza artificiale deve essere etichettato, a meno che non venga rivisto (in modo massivo) e pubblicato sotto la responsabilità dell’azienda.

Per quanto riguarda i modelli di intelligenza artificiale per scopi generali (i cosiddetti modelli GPAI, come quelli alla base dei più diffusi chatbot), il 2026 introduce una sorveglianza più stringente. Dal 2 agosto, i fornitori di queste tecnologie devono garantire la massima trasparenza sui dati di addestramento utilizzati e rispettare le norme europee sul diritto d'autore. Le sanzioni per il mancato rispetto di queste regole possono raggiungere percentuali significative del fatturato globale, fino a cifre milionarie, rendendo la compliance una priorità strategica.

L’applicazione dell’AI ACT nei sistemi ad alto rischio

La regolamentazione dei sistemi ad alto rischio, ovvero tecnologie che, per il loro ambito di applicazione, possono impattare in modo significativo sulla salute, sulla sicurezza o sui diritti fondamentali dei cittadini, avranno tempi di applicazione leggermente più distesi a causa dell'assestamento dei decreti attuativi.

Il Digital Omnibus (Regolamento UE 2026/1744), in vigore dal 27 luglio 2026, ha infatti rinviato questi obblighi, inizialmente previsti per il 2 agosto 2026: si applicheranno dal 2 dicembre 2027 per i sistemi elencati nell'Allegato III dell'AI Act e dal 2 agosto 2028 per quelli integrati in prodotti già regolamentati, come macchinari e dispositivi medici.

Per esempio, rientrano in questo settore tutti i sistemi di intelligenza artificiale che, tramite l’analisi delle cartelle cliniche dei pazienti, supportano la formulazione di oppure sistemi di sorveglianza stradale che hanno il compito di intercettare possibili infrazioni.

E da un punto di vista pratico?

Affrontare l'AI Act non richiede lo stravolgimento immediato dell'infrastruttura tecnologica, ma semplici accorgimenti:

  • mappare gli strumenti in uso, ovvero individuare quali applicazioni aziendali sfruttano algoritmi o modelli generativi, in quali reparti (marketing, vendite, risorse umane, assistenza clienti) e per quali attività.
  • Verificare la trasparenza verso l'esterno: inserire avvisi chiari se si utilizzano chatbot di assistenza clienti o contenuti realistici generati con l’intelligenza artificiale.
  • Formare il team: dal 2 febbraio 2025, l’AI Act chiede alle aziende che usano l’AI di adottare misure per sviluppare le conoscenze del personale su questi strumenti, i loro limiti e i rischi.
  • Controllare i fornitori software: richiedere garanzie ai fornitori sulla conformità dei modelli alle direttive europee.

L'integrazione della tecnologia offre opportunità straordinarie, ma la sua governance richiede attenzione strategica e competenze specifiche per evitare di compiere errori.

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