

Passano gli anni (di questo dubbio avevamo già parlato nel 2018), ma restano i dubbi, ecco perché in agenzia abbiamo pensato di riscrivere e approfondire l’articolo riguardante i siti internazionali, soprattutto dopo gli spunti emersi nel corso della live di formazione di Alessio del 27 marzo su “come si svolge un’analisi SEO“, in collaborazione con Giorgio Taverniti (non preoccupatevi, se ve la siete persa: potete riguardarla tra le nostre registrazioni degli eventi live, oppure dal canale Youtube di Giorgio Taverniti).
Cosa scegliere, quindi, per i siti internazionali?
Parliamo più nello specifico del sito web, non della strategia di marketing e comunicazione da cui le considerazioni sul sito dovrebbero nascere, perché quando si arriva a pensare al sito web, al modo in cui dovrebbe essere fatto e gli obiettivi e i KPI che con il sito si vogliono raggiungere, il target di riferimento e le lingue in cui dovrà essere declinato per rispondere ai mercati target di riferimento, queste considerazioni strategiche dovrebbero, tutto sommato, già essere state fatte. Avete quindi già deciso che per il vostro sito web è strategico rivolgersi al mercato internazionale o a più mercati stranieri, e pertanto dovranno essere visti e vendere in tutto il mondo o solo in determinati Stati, anche posizionandosi sui motori di ricerca internazionali.
Eppure, molto spesso ancora capita di veder confondere i termini sito multi-lingua e multi-country (detto anche multiregionale). Spessissimo, ad esempio, i clienti si presentano in agenzia dicendo di “volere il sito in inglese“, quindi la prima domanda che rivolgiamo loro è se lo vogliano per il Regno Unito o per gli Stati Uniti. La risposta, molto spesso scontata, è “Voglio entrambi…”, perché non si è consapevoli della differenza e delle attività da svolgere, in parte anche a causa di obiettivi poco chiari e di una scarsa consapevolezza di come poterli raggiungere online (ad esempio, alcuni termini variano tra l’inglese britannico o americano, e le persone, pur pensando nella stessa lingua, potrebbero non cercare le stesse offerte e servizi, o non utilizzare le stesse parole chiave. Tutto questo influenza, pertanto, la scelta delle parole chiave che sta poi anche alla base di tutta l’architettura informativa del sito).
In generale, quindi, c’è sicuramente ancora un bel po’ di confusione su cosa si possa fare online e quali obiettivi (a livello di strategia di internazionalizzazione) si possono perseguire a fronte di budget più o meno elevati. Ma i punti fermi, allora come oggi, restano sempre due, a partire dalla definizione dei due termini nell’ambito dei siti web:
Ancora confusi? In realtà, a questi due termini corrispondono due strategie di internazionalizzazione del sito completamente diverse, che forse possono aiutare a capire quale strada prendere per il business, tenendo conto anche del budget a disposizione.
In questo modo, la situazione dovrebbe essere più chiara: è evidente che non stiamo parlando della stessa cosa, ma di situazioni molto diverse, con differenze anche a livello di tipologia di sito web, oltre che di strategia, che comportano uno sviluppo in due modi diversi. Il primo (il sito tradotto) potrebbe essere più semplice, e strutturato con diverse sottocartelle, mentre il sito multicountry avrà una struttura più articolata.
Restate quindi sintonizzati per i prossimi articoli, in cui studieremo a livello tecnico (e in modo approfondito) come usare e strutturare i due diversi tipi di siti. E se vi serve ancora aiuto per il vostro sito internazionale, ricordatevi che potete sempre scegliere la consulenza specializzata di Aletur.it!





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